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LA CHIESA E IL CONVENTO DI SANTA MARIA DELLE DOMENICANE |
| Si deve alla Duchessa Giovanna Frangipane della Tolfa l'erezione del convento e delle chiesa di Santa Maria. Da circa novant'anni la Confraternita di Santa Maria del Piede aveva raccolto definitivamente l'eredità testamentaria del benemerito concittadino don Virgilio Tucci, che con i suoi averi desiderò che fosse eretto anche a Gravina un conservatorio per accogliere oneste fanciulle poichè vivessero lontane dai pericoli del mondo. A tal fine la Confraternita stabilì che alcuni ambienti in via Civita fossero approntati allo scopo e quindi, nelle vicinanze del suo ospedale Santa Maria del Piede accolse queste fanciulle che anno dopo anno aumentavavano. Nella storia del Conservatorio si infittirono però non poche traversie che ben presto attirarono l'attenzione e le premure della Duchessa Giovanna. Ella rimasta sola dopo la morte del marito si dedicò con tutte le sue forze ad azioni caritatevoli e alla preghiera e maturando, giorno dopo giorno, il desiderio di dedicarsi totalmente al Signore; infatti il giorno 21 novembre del 1676 la Duchessa varcò la soglia del Conservatorio. Contava 52 anni e scelse di cambiare vita e con essa il nome del passato: Suor Maria Battista dello Spirito Santo. La sua munificenza verso il Conservatorio però non si limitò a sole pur generose elargizioni, ma una volta varcate la soglia mobilitò tutte le sue possibilità per ampliare la fabbrica e renderla idonea alla vita claustrale. Acquisto degli immobili per il trasferimento dell'ospedale e del Conservatorio e i locali lasciati liberi furono trasformati in maniera adeguata per la vita claustrale. Avvio presso la Sede Apostolica le pratiche necessarie per l'erezione canonica di un Monastero e la risposta fu tempestiva e favorevole tant'è che Mons. Domenico Cennini decise di redigere la Bolla di erezione. La Sacra Congregazione Apostolica inoltre fece trasferire per sei anni due suore dal Monastero di Santa Caterina da Siena in Napoli, affinchè instaurassero la regola domenicana richiesta dalla duchessa. Si rese necessaria la costruzione di una chiesa e di questo si incaricò don Giacomo Losurdo. I lavori procedettero senza ostacoli e il giorno 8 settembre del 1677 l'attesa consacrazione per mano del figlio della Duchessa, Pierfrancesco allora Cardinale e Arcivescovo di Manfredonia. Fu coaudiuvato da Mons. Cennini, vescovo di Gravina. La chiesa fu consacrata alla Vergine Assunta e ai Dodici Apostoli. L'evento collegato alla prima consacrazione è ricordato in una lapide all'interno della stessa chiesa. Il Tempio è ad unica navata e conserva il matroneo a grate tipico del tempo. Nel 1714 gli altari erano in numero di tre: il maggiore composto ad intarsi di marmi; il secondo dedicato a Sant'Antonio e il terzo dedicato allo Spirito Santo erano semplici e già rovinati. Dopo circa un secolo si pose l'esigenza di ampliare la chiesa e, a spese del Monastero, l'aula fu allungata sul lato della clausura, furono ricostruiti i due altari laterali dedicandoli alla Beata Vergine del Rosario l'uno, e a San Domenico l'altro. Agli inizi del XIX secolo nuovi restauri, la pavimentazione maiolicata e il rivestimento in marmo degli altari laterali. Il vescovo di Gravina, Cassiodoro Margarita, con rito solenne, procedette alla riconsacrazione il 12 maggio 1822. Sull'altare maggiore il dipinto di "Santa Maria Assunta" di Carlo Rosa; sulla porta d'ingresso cantoria a grate e organo del XVIII secolo. La chiesa, a cui si accede da una scalinata circolare, ha facciata a due piani scanditi da lesene e coronamento a raccordi, due grandi oculi ovali e una finestra tribolata terminati nel 1820. La Duchessa dotò la chiesa e il convento di preziosa suppellettile sacra tra cui vanno segnalata, oltre a calici e argenteria varia, una Croce in argento di cui attrae il reliquiario pendente inserito nella stessa croce, al centro, circondato da una filigrana sottile in oro con corona sovrastante; è in finissimo smalto policromo che riproduce due Angeli inginocchiati davanti ad un ostensorio. Lo splendore di quest'oggetto fa pensare ad un pendente di uso privato e quasi certamente appartenne alla duchessa che succesivamente lo donò alla chiesa. Anche nella dotazione di parati liturgici il Monastero dispone di pezzi magnifici e spiccano le due che si vogliono realizzate da abiti della Duchessa dopo che un frate gli predisse la carriera ecclesiastica del figlio Pierfrancesco. Il Monastero possedeva inoltre una notevole quantità di dipinti. Come successo per altre chiese una cospicua parte è passata al demanio dopo le leggi di soppressione, qualche dipinto si può rinvenire in deposito temporaneo presso la Fondazione Pomarici Santomasi. Nella clausura è fortunatamente in loco il " Paradiso" di Angelo Solimena. Attualmente risiede ancora una comunità di suore di clausura, domenicane. |
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