CHIESA E CONVENTO DI SAN SEBASTIANO

Il complesso di San Sebastiano sorge sui resti di una Badia benedettina e di una vicina chiesa dedicata a Santa Maria della Pace ricordata da mons. Francesco Bossi, in una "Visita pastorale". Egli parlando della chiesa di Santa Barbara delle Tufare e di Santa Maria della Pace, già ubicate in questa contrada, fa un semplice accenno a questa Badia che chiama San Benedetto, dicendola scomparsa e già dipendente dalla Badia di Bitonto.

Non ci sono documento che ci informano sulla struttura originaria della chiesa che, non avendo subito sostanziali rifacimenti nel corso dei secoli, fu concepita in forma basilicale, in stile romanico con tre navate e abside così come si evince da altre strutture edificate dall' Ordine dei Frati Minori Osservanti nell'ambito della Provincia di San Nicolò.

Un "Breve" pontificio titolato "Piis fidelium", emesso il 15 giugno 1474 da parte di Papa Sisto IV, confermava che i cittadini di Gravina già dal 1450 iniziarono i lavori delle chiesa che succesivamente furono bloccati.

I lavori di Santa Maria della Pace ripresi nel 1474 portarono a dimorare nella nuova chiesa e nel convento annesso i Frati Minori Osservanti.

Quando nel 1483 imperversò il morbo della peste i gravinesi vollero innalzare in questa chiesa un altare in onore di San Sebastiano affinchè liberasse la città dal contagio e poichè le loro preghiere furono esaudite il popolo espresse il desiderio che tutto l'edificio sacro fosse dedicato al Santo.

I frati oltre all'impegno della preghiera furono impegnati nella lavorazione della lana. Sorse anche una ricca biblioteca con un cospicuo fondo di opere ecclesiastche, storiche e letterarie.

Con decreto del 7 agosto 1809, il Re delle due Sicilie Gioacchino Murat stabiliva la soppressione degli Ordini religiosi tra cui i Riformati e in seguito a tal decreto il convento diventa di proprietà del comune di Gravina.

La chiesa è composta da tre navate con sei pilastri formati da colonne poligonali di pietra con capitelli semplici. Dai capitelli partono archi a tutto sesto che dalle colonne formano le navate laterali con volte a vela e più basse rispetto alla navata centrale.

Le cappelle laterali furono realizzate in tempi successivi.

Dall'ingresso principale a sinistra una porta immette nella cappella della Madonna del Carmine. Fu eretta dalla famiglia Orsini come funeraria già prima della nuova fabbrica della Madonna del Suffragio all'interno delle mura della città. Si presenta con uno splendido altare realizzato, nella parte superiore, ad intaglio di legno,opera di fra Giuseppe da Soleto.

Le altre cappelle di cui quattro non più esistenti furono patronato delle famiglie De Leonardis, Tucci, Maddalena e Maiorana.

In tempi più recenti, prima metà del Seicento, quella del Crocifisso a spese della famiglia Guida, come sua gentilizia. Sull'altare un magnifico Crocifisso ligneo.

Altre trasformazioni si ebbero nel corso dei secoli sopratutto sul piano statico.

I Riformati trasformarono l'abside creando all'interno di esso i vani per i vari cori oggi non più esistenti.

Così come altrove anche per questa chiesa l'Ordine Osservante si preoccupò di completare l'arredo interno commissionando opere d'arte di un certo valore. Non possediamo oggi un'inventario di tali opere, in parte perdute. Oggi rimane il magnifico trittico della "Madonna con Bambino, tra i Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista" ad opea di un pittore non ancora identificato di cui si conoscono solamente le iniziali: ZT. Questo trittico, in attesa di poterlo ammirare presso il Museo Capitolare di Arte Sacra, è collocato presso il Palazzo Vescovile di Gravina.

La cappella della navata destra denominata "del Sepolcro" presenta il privilegio concesso da Gregorio XIII, inciso su di una lapide; la scultura in pietra policroma del "Cristo deposto" si vuole da qualcuno collocare tra le opere di Stefano da Putignano. la pala dell'altare raffigura una "Pietà" priva di firma e di data e viene assegnata, in base a confronti stilistici con altre opere, a fra Giacomo di San Vito dei Normanni al quale si attribuisce anche la tela della "Madonna del Carmine" nella cappella omonima.

Non sorgono dubbi sull'attribuzione del dipinto "San Sebastiano" sull'altare maggiore, avendo sul retro la data e la firma dell'autore: Fra Giuseppe da Gravina, 1678.

Dietro l'altare maggiore figurava un coro composto da venti stalli con figure di diversi Santi dell'Ordine; tutti gli stalli erano preceduti da panche con spalliera.

I restanti altari sono frutto di rifacimenti e di collocazioni in tempi recenti.

Un presepe permanente in pietra nella nicchia sull'altare già di San Sebastiano, secolo XVI.

Per il convento si utilizzo la pietra locale.

Gli ambienti al piano terra erano composti da tre corpi di fabbrica che andavano a congiungersi con la chiesa, col portico e le officine adiacenti. Il piano superiore proponeva due ampi corridoi dove si aprivano le celle dei frati.

A rendere unico il complesso contribuiscono gli splendidi affreschi realizzati da fra Giuseppe da Gravina nel XVII secolo. Nelle pitture sono esaltate le gesta e la gloria dell'Ordine francescano.

Nel 1820 il vescovo Cassiodoro Margarita invitò i Padri Riformati a ritornare in Gravina ma nel 1845 ci fu nuovamente l'abbandono.

Il Convento è stato restaurato in occasione dell'Anno Santo del 2000 percependo un finanziamento per le opere giubilari extra-Lazio e si appresta a diventare sede museale.

 

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