CHIESA E CONVENTO DI SAN DOMENICO

Le prime notizie sul convento si hanno dal 1505, anno in cui mons. Pietro Matteo D'Aquino, con le proprie mani, ne pose la prima pietra.
Il convento fu costruito con le elemosine del popolo e dato in uso ai Padri Domenicani.
Mons. D'Aquino mise a disposizione dell'Ordine dei Predicatori anche l'antica chiesa annessa, dedicata a San Tommaso.
La nuova costruzione fu unita perciò alla chiesa, formando un'unico corpo. Il convento divenne importante per la Provincia Domenicana tanto da essere sede di Capitolo.
Sia il convento che la chiesa, nei due secoli successivi, subirono danni notevoli a causa di diverse vicende, per cui i Padri, intrapresero un restauto generale iniziato nel 1700 e terminato nel 1711.
Nel 1809 i Domenicani lasciarono il convento e la città a causa di eventi politici, non vi fecero più ritorno e lo stabile divenne proprietà dello Stato. In quel luogo era solito rifugiarsi Vincenzo Maria Orsini ogni qualvolta veniva in Gravina ed in quello stesso luogo maturò l'idea di sua madre di farsi suora domenicana; ancora, in questo convento morì suo fratello Domenico e fu palestra per il card. Finy che in esso intraprese gli studi classici e teologici. Quando divenne Papa Benedetto XIII, con un decreto del 1727, il convento fu convertito in orfanotrofio femminile, stato che tenne fino al 1960 circa.

Non si hanno notizie certe circa l'antica chiesa di San Tommaso, che cambiò titolo, appunto per la presenza dell'Ordine dei Predicatori, in quello di San Domenico.
La facciata è di stile romanico e dopo una serie di ampliamenti fu teminata nel 1590. In alto, nello spazio triangolare, una apertura rotonda, vuota, sovrastata dallo stemma di Gravina. Al di sotto in un cornicione, una scritta latina che dice: " Questo Tempio non è che la casa di Dio e la porta del cielo".
L'attuale rosone fu realizzato nel 1968 da mastro Filippo Damiani su disegno del prof. Angelo Amodio.
I capitelli e l'architrave del portale furono lavorati in duro tufo, gli ornamenti che li compongono sembrano tipici dell'Ordine Domenicano. Il campanile a froma di mitria, probabilmente, fu voluto da mons. Marcello Cavalieri,al centro di esso vi è la data del 1701.


L'interno è diviso in tre navate da sedici pilastri, dei quali sei furono incorporati nelle varie costruzioni successivamente innalzate. L'abside è largo quanto la navata centrale, la cupola è emisferica con lanterna.
Il soffitto al tempo della visita pastorale del card. Orsini era coperto da tavole di abete dipinto con cornici e fregi, attualmente e costituito semlicemente da solaio.
Le due navate laterali hanno la volta a croce. Anticamente gli altari erano ventidue e furono ridotti alla metà, sempre dal card. Orsini. L'altare maggiore fu staccato dal corpo centale e risistemato in forma basilicale dopo le riforme liturgiche. Nella "Visita" dell'Orsini si parla anche di un coro oggi non più esistente.
Dietro il Coro attuale una tela con tre Santi non identificati, la tela è firmata da un certo Biagio da Manduria.
Vi erano, sempre al tempo della "Visita" , l'altare maggiore consacrato dallo stesso cardinale il 23 maggio 1675, nella navata sinistra, l'altare del Rosario, quello di San Tommaso , quello di Santa Rosa da Lima, di Santa Maria della Neve e quello dedicato a San Filippo Neri.

Nella parte destra, dall'ingresso, l'altare di Santo Stefano, del Nome di Gesù, l'altare della Pietà, l'altare dell'Ordine Domenicano al Santo Fondatore. Allo stato attuale nulla si sà della fine di alcuni altari e dei loro ornamenti. Sicuramente furono demoliti. L'altare di San Filippo Neri fu voluto dalla madre del card. Orsini a ricordo del famoso miracolo, dal Santo operato, in favore del figlio. La famiglia fece anche produrre una tela attualmente sita sula parete sinistra dell'ingresso principale.
La tela sull'altare della Madonna del Rosario raffigura la Vergine col Bambino che offre il Rosario a San Domenico e a Santa Caterina da Siena, forse del secolo XVII.

La chiesa di San Domenico fu eretta in parrocchia nel 1958 da mons Aldo Forzoni insediando il rev Carlo Caputo cha ha lasciato il 31 maggio 2001 per raggiunti limiti d'età. Attualmente regge la chiesa il rev. Pasquale Settembre già indimenticabile rettore del Seminario Diocesano di Gravina in Puglia.

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