Ricavata in una grotta è ubicata nel
rione Piaggio.
Compare in numerose documentazioni amministrative
dal 1462 in poi, ma la prima testimonianza scritta si ha in un decreto
del vescovo Francesco Bossi che ordina il restauto di alcune chiese,
era l'anno 1569. Lo stesso vescovo nella "Visita" del 1574
registra il nome della chiesa dicendola annessa alla mensa vescovile.
Successivamente rimase in stato di abbandono
tanto che nel 1579 un certo Lucio Francullo, insieme a Francesco Deserto,
chiesero al vescovo Giulio Ricci l'affidamento della chiesa per poterla
restaurare e ripristinare. I richiedenti furono motivati anche in virtù
della sepoltura dei propri antenati e parenti nel Tempio. Il
vescovo diede il suo assenso fermo restando l'istituzione di un beneficio
ed un tempo massimo di sei mesi per i restauri.
Nel 1595 visita la chiesa il vescovo Giustiniani,
si ricava la presenza di tre altari, un fonte di acqua benedetta. L'altare
maggiore incastonava l'immagine della Madonna col Bambino al centro
e San Basilio a destra, San Leonardo a sinistra.
Nel 1614 si ricava che la chiesa era officiata
da Padri Agostiniani di San Vito e che era ben tenuta.
Nel 1629 compare il nome di un certo Annibale
Manzella quale nuovo benefattore. Sull'altare maggiore si nota la presenza
di un dipinto diverso da quello sopra descritto : " Santa Maria
degli Angeli con il Bambino e sotto il Beato Lorenzo Giustiniani, il
Beato Carlo Borromeo, San Basilio, San Vincenzo e ancora più
in basso figure di bambini della famiglia Manzella, la propria insegna
e lo stemma di mons. Giustiniani". Nel
1686 si può aggingere una scultura raffigurante "l'Ecce
Homo" e che in essa sono sepolti oltre ai benefattori anche i defunti
della chiesa di Santa Lucia che allora era pericolante.
Il decadimento della chiesa si ebbe a partire
dal 1763. Nel 1776 e 1778 il vescovo Nicola Cicirelli dispose urgenti
lavori di conservazione.
Nel 1824 venne dichiarata non idonea al culto
da mons. Cassiodoro Margarita, lo stesso vescovo autorizzò la
realizzazione di un'altare in onore di San Pasquale Baylon a spese di
Francesco De Leonardis.
Il resto è storia recente dopo anni di
abbandono e chiusura è stata riaperta dagli attuali proprietari,
la famiglia Marchetti, collaborati dall'Associazione degli " Amici
della Fondazione Santomasi".