SAN MICHELE ARCANGELO patrono e protettore di Gravina

Non abbiamo la certezza di quando il culto di San Michele sia stato introdotto in Gravina.

Non è da escludere l'epoca VIII - X secolo che vide diffondersi in molte regioni d'Italia ed Europa la venerazione per l'Arcangelo.

L'altra ipotesi potrebbe essere quella bizantina, infatti essi introdussero il culto micaelico e tentarono di appropriarsi delle origini di tale culto nel Gargano a scapito dei Longobardi.

In una chiesa lucana esiste un affresco raffigurante San Sabino la cui iscrizione sottostante la figura del Santo lo dice patrono di Gravina, questa parentesi è tutta da appurare.

L'unica certezza al momento è la chiesa grotta dedicata a San Michele e un "Breve" di Papa Clemente X del 1674 che conferma e autorizza il culto di San Michele e nel cui testo si afferma che il clero e il popolo di Gravina veneravano l'Arcangelo da tempo immemorabile e che lo vollero Patrono ufficiale.

Ancora, gli antichi vescovi di Gravina detenevano il titolo di Episcopi Sancti Michaelis e Abbas Sancti Donati, e alcuni vescovi usavano come stemma uno scudo raffigurante un pastorale, una spada e la dicitura Quis ut Deus che riferisce appunto all'Arcangelo Michele.

Il culto micaelico gravinese ha molte similitudini con quello del Gragano e di altri luoghi, basti pensare che esisteva nella nostra città un altra grotta dedicata a San Michele.

Nella tradizione popolare Gravina per tre volte ha beneficiato dell'apparizione di San Michele; ad Esso si attribuì lo scampato pericolo nel 977 contro i Saraceni, nel 1734 con la famosa apparizione al comandante delle truppe austriache; nel 1799 quando arrivarono nella città le orde dei Sanfedisti agli ordini del card. Ruffo. Quest'ultimo episodio è testimoniato dall'edicola dedicata al Santo presso la porta omonima e che un tempo era denominata porta reale, teatro dell'accaduto.

San Michele in Gravina, come del resto altrove,viene festeggiato due volte nel corso dell'anno. Gli atti ufficiali dei vescovi e Papi rilanciarono il culto dell'Arcangelo e caratterizzarono le due festività : quella del giorno 8 maggio fu riservata a San Michele delle grotte, quella del 29 settembre al Santo Patrono di tutta la Diocesi, passata e attuale.

La festa di maggio, sia pur modesta è sempre stata suggestiva e folkloristica. In occasione di tale festività la via denominata calata San Michele viene decorata con addobbi caratteristici chiamati "ballune". Tali decorazioni sono costituite da coperte o copriletti che vengono appese dai balconi. La chiesa grotta viene officiata per tutta la giornata e nel pomeriggio l'omaggio del Capitolo Cattedrale. In serata suoni, balli e specialità gastronomiche.

La festa di settembre invece, dal 1674 in poi, è sempre stata ricca di celebrazioni religiose e manifestazioni civili.

Nei tempi moderni essa dura dai tre ai quattro giorni, alcune strade del centro storico sono addobate da sontuose luminarie.

Da alcuni anni, in Cattedrale, il Capitolo e il vescovo di Gravina cantano i Vespri solenni di San Michele con musiche realizzate da don Luigi Sanseverino Gramegna, nostro illustre concittadino e musicista valente. A mezzogiorno, del 29 settembre, in Cattedrale, il solenne pontificale presieduto dal vescovo.

La sera, dopo i secondi vespri, si snoda la processione con la partecipazione del clero, del Seminario, delle Confraternite.

Nella piazza antistante la Cattedrale, il vescovo della città consegna le chiavi della città al Santo Patrono; un tempo questo momento era svolto sul sagrato della chiesa del Purgatorio.

A tarda notte i fuochi d'artificio brillano sul cielo della città.

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