SAN FILIPPO NERI co-patrono di Gravina

Il legame e la devozione del cardinale Vincenzo Maria Orsini, futuro Benedetto XIII, verso San Filippo Neri partono dagli anni in cui egli era arcivescovo di Benevento.

Il 5 giugno 1688, un terremoto colpì la città e lo colse nell'appartamento superiore di quell'arcivescovato mentre discorreva con un gentiluomo di quella Diocesi.

Nel crollo del fabbricato furono entrambi travolti dalle macerie e mentre il gentiluomo fu estratto cadavere lui, con stupita meraviglia, se la cavò con qualche contusione.

La sua salvezza fu attribuita ad un armadio che travolto con lui ed apertosi nella caduta l'aveva protetto come una capanna nella ruina di pietre e calcinacci.

L'armadio era quasi vuoto ed in esso era riposta una stampa di San Filippo Neri rappresentato con la visione della Madonna nell'atto di sostenere il tetto della chiesa di Santa Maria in Vallicella di Roma.

Questa immagine la si trovò sul capo.

All'episodio, già noto in ambito locale, venne data nuova risonanza dopo la sua elezione al pontificato, infatti cominciarono a circolare opuscoli anonimi di carattere agiografico sul Papa, integrati da una relazione del miracolo scritta da egli stesso.

L'iconografia di quanto successe fu eseguita su tela da Pier Leone Ghezzi, il dipinto ora alla Vallicella riproduce fedelmente l'avvenimento.

Questa sua particolare devozione per il Santo coinvolse anche la città di Gravina dove lo volle protettore unitamente a San Michele Arcangelo.

Con l'ottenuta nomina a coprottetore di Gravina, egli offrì in dono alla nostra Cattedrale il piccolo busto in argento con la reliquia dei preecordi di San Filippo; ricordiamo inoltre, sempre nella Cattedrale il dipinto nel soffitto e la " Apparizione della Madonna a San Filippo" copia del più famoso di Guido Reni.

Nella chiesa di San Domenico un'altra tela riproduce il miracolo del Santo al cardinale, esso probabilmente fu commisionato dalla duchessa Frangipane della Tolfa, madre del pontefice.

E' lo stesso Benedetto XIII a volere che il suo pontificato nascesse sotto il segno di San Filippo come racconta egli stesso a proposito del possesso della Basilica di San Pietro: "...... quindi nel portico della Basilica, ci ponemmo sulla sedia a mano e fummo portati nella Cappella Paolina dove ci raccomandammo al nostro insigne protettore San Filippo Neri.....".

I succesivi anni di regno saranno scanditi da continue manifestazioni di devozione a San Filippo, dal restauro di alcune chiese ad esso dedicate, alle visite continue alla sua tomba alla Vallicella, decorato di particolari indulgenze.

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