GIACOMO

Vescovo di Gravina

1294 - 1308

Dalla documentazione esistente, si evince che Gravina verso la fine del XIII secolo fosse una grande città per lo più dedita all'agricoltura. Però talvolta la vita laboriosa e per certi versi serena della città, erano interrotti da episodi drammatici che spesso finivano con lasciare fatti di sangue.

In questo periodo non trovava tregua la lotta con Altamura: la maggiore causa era sempre quella legata alle decime che il vescovo di Gravina pretendeva dagli altamurani.

Nel 1294 venne nominato vescovo Giacomo, presbitero gravinese che non pose fine al contrasto.

L'arma maggiore che si utilizzava era la scomunica. In un colloquio con il nuovo Signore di Altamura, il vescovo Giacomo chiarì i motivi del suo atteggiamento e Giovanni, figlio di Sparano, promise che avrebbe fatto quanto in suo potere per accontentarlo; infatti la volta successiva le decime furono versate al vescovo e non all'arciprete.

Questo atto annullo la scomunica.

Famosa è la vertenza che vide protagonisti il vescovo Giacomo e suo fratello Gregorio contro Pietro De Angeriaco, tesoriere di San Nicola di Bari e il barone Teodoro di Gravina. De Angeriaco era anche rettore ed arciprete della Chiesa di Altamura.

Il vescovo di Gravina, intento solamente ad incamerare le decime, cercò in tutti i modi di ostacolare le iniziative dell'arciprete, permettendogli solamente di svolgere e di chiamare altri vescovi per le sacre funzioni.

Nel 1299 vi fu un processo giurisdizionale aperto dal vescovo che chiedeva comunque di esercitare i diritti episcopali sulla città di Altamura. Si oppose De Angeriaco confortato dal clero altamurano.

Al processo parteciparono 24 testimoni per parte; esso sembrava protrarsi per le lunghe visti i tempi della Regia Curia.

Nel frattempo Giacomo continuava ad esigere le decime e quando non poteva agire direttamente contro il tesoriere, si dirigeva verso i proprietari dei tenimenti contestati. Così facendo, urtò la sensibilità del barone Teodoro di Gravina che non aveva mai perdonato il vescovo per la scomunica e quindi la notte del 1 ottobre 1306 irruppe nell'episcopio uccidendo un familiare dello stesso vescovo.

Il barone fu costretto a desistere nella sua vendetta poichè qualcuno fece suonare le campane facendovi accorrere gente. Ma la vendetta fu solamente rimandata: il 16 giugno 1308 con altra gente irruppe nella Cattedrale di Gravina e con la spada colpì il vescovo Giacomo intento a celebrare una funzione religiosa.

Credendolo morto fuggì, ma il giorno dopo,avendo avuto notizia che il vescovo era rimasto solamente ferito,si recò in episcopio e preso il vescovo con la forza lo lasciò cadere da una finestra.Quanti lo avevano accompagnato in questo fatto delittuoso, saccheggiarono la casa vescovile. Furono rubati 140 once d'oro, 10 candelieri d'argento, 4 coppe d'argento, 2 anelli ponificali, 5 mitrie, tre calici d'argento, vari paramenti e libri.

Mons. Giacomo scrisse numerosi decreti, tra i quali quello di prestare obbedienza all'Arcivescovo di Acerenza nel giorno della Natività della Vergine Maria. Da Papa Bonifacio VIII ricevette l'incarico di indagare sulla condotta di alcuni vescovi viciniori.