ARCHIVIO UNICO DIOCESANO

 

La storia documentata del Fondo Archivio Capitolare inizia il 1091 con l'atto di Umfrido, normanno, conte di Gravina, quando ricostituì la Diocesi con la nomina del vescovo Guido. Infatti in quel documento sono riportati i nomi di tutti i componenti del Capitolo Cattedrale e di quasi tutto il clero della città.

Prima di quella data non ci sono altri documenti diretti, ma solo riferimenti indiretti di cronache medievali e testimonianze archeologiche. Presso la chiesa di San Michele, prima, e in quella di San Giovanni Battista, poi, si conservavano i documenti storici della Chiesa di Gravina, che andarono distrutti in seguito a vicende diverse non definite dalla fonte.

In altra testimonianza si legge, ancora, che, nella palla bronzea del campanile della cattedrale, si conservavano molti documenti antichi della Diocesi di Gravina, andati distrutti con il crollo del campanile.

Questi dati abbinati ad altre notizie ci consentono di affermare che l'Archivio del Capitolo Cattedrale nacque con la stessa istituzione, bisognosa di raccogliere sin dall'origine tutte le memorie scritte, per tramandare ai posteri ogni necessario per la continuità storica. per certo si può dire che dal 1091 sino ad oggi il Capitolo di Gravina ha raccolto tutti i suoi atti storici, di cui molti sono pervenuti sino a noi in serie più o meno complete ed organiche. Infatti, non mancano dei vuoti, che lasciano molte lacune nella ricostruzione storica dell'Istituzione e dei suoi rapporti con il monda laico e le altre istituzioni.

Dispersione, distruzione e asportazioni si ebbero per la evidente mancanza di una vera coscienza e sensibilità archivistica, affidata, per lo più, al buon senso o allo zelo dei vescovi o ecclesiastici intelligenti e colti.

L' 8 giugno 1587 Papa Sisto V obbligò mediante Bolla tutti gli enti ecclesiastici a costituire archivi ben ordinati e ben conservati, sotto la custodia di un procuratore archivista, coadiuvato e controllato da altri due confratelli che detenevano altre due chiavi del luogo di custodia del patrimonio documentario.

A Gravina, dopo le esperienze passate che avevano determinato la perdita dei documenti, il Capitolo assume un impegno più preciso e determinante a favore degli atti d'archivio. Infatti in un "Bastardello" di amministrazione si legge che nel 1545 furono spesi due tari e quindici grana per far ealizzare un "cascione" per conservare le scritture del Capitolo.

Un decennio e più dopo monsignor Pellegrino, vescovo di Gravina (1552-1568), con apposito editto ordinò al Capitolo dei canonici di conservare il sigillo capitolare in Archivio, che doveva essere chiuso da tre chiavi detenute dal procuratore generale e da latre due dignità.

Nel 1589 monsignor Manzolio ( 1581-1593 ) parla di inventari dell'Archivio capitolare, vescovile e della collegiata di San Nicola. Di questi esistono delle indicazioni molto sommarie.

Il primo ordinamento sistematico si ebbe dopo il 1626 e, probabilmente per ordine di monsignor Arcasio Ricci ( 1630 -1636), quando fu redatto un inventario delle carte del fondo capitolare tenendo presente i raggrupamenti relativi agli atti amministrativi.

L'Archivio era ubicato nella sagrestia alla parte sinistra dell'altare, ivi presente. Questo è confermato dalla Visita Pastorale di monsignor Valvassorio ( 1686 - 1689 ).

Quell'ordine fu scomposto nel 1699 per cui monsignor Marcello Cavalieri ( 1690 - 1705 ) negli anni del suo vescovato richiese un riordino degli archivi ecclesiastici e ne fece redigere deli inventari sommari per oggetti. Purtroppo dopo Cavalieri ed il suo successore Luigi Capuano ( 1705 - 1708 ) la Diocesi rimase vacante, per cui tutta la Chiesa di Gravina cadde nella totale anarchia ed ogni cosa andò in rovina, non escluso l'Archivio Capitolare.

Fu necessario l'intervento diretto del cardinale Fra Vincenzo Maria Orsini, poi Papa Benedetto XIII, che venne a Gravina come delegato e visitatore apostolico. Questi nel 1714 giunto in città vi rimase dal 1 gennaio al 25 giugno dello stesso anno.

Durante questi mesi di permanenza si diede ad una intensa e proficua opera di assestamento della Chiesa e del patrimonio ecclesiastico. Tra l'altro si occupò anche dell'Istituzione e ordinamento dell'Archivio capitolare, di quello vescovile e di quello della chiesa ed opera pia Sacro Monte dei Morti ( Purgatorio ), " nello stesso modo come egli stesso aveva permesso di fare all'archivio del monastero di Benevento nel 1709 e nell'archivio comunale di Benevento nel 1710 ".

Il cardinale Orsini rinvenne la documentazione nella più completa confusione, in " coeno " , ossia nella melma. Infatti, il vicario apostolico Pizzella nella sua relazione del 24 agosto 1714, ribadisce che " scripture omnes reverendissimi Capituli cathedralis ecclesiae in summa confusione reperte..." e aggiunge che esse furono divise, dotate di sommari e raccolte in 98 volumi, di cui solo 16 con gli indici analitici.

Tutto il materiale dell'Archivio capitolare fu rilegato in appositi volumi suddivisi in parti e sezioni, ognuna delle quali comprende documenti disposti in ordine cronologico, ragruppati per argomenti. Ciascun volume, a sua volta, fu corredato da un particolareggiato indice con i regesti dei documenti che racchiudeva. I volumi più importanti furono contrassegnati con numeri arabi e costituirono un totale di 14 pezzi, come si apprende dal volume I K 62, cioè dall?indice generale che racchiude tutti gli indici parziali ed i relativi regesti dei documenti contenuti nei singoli volumi. L'indice fu redatto nel 1714, dopo l'ordinamento.

A conferma riportiamo quanto si legge nel frontespizio dell'indice generale : " Index Generalis Scripturarum Archivi Capitularis Gravinensis. De mandato Eminentissimi et Reverendissimi Domini Cardinalis Ursini, Archiepiscopi Beneventani, Visitatoris Apostolici in actu ipsius Sancte Visitationis Apostolicae, Anno Domini 1714. Ex confusionis, in quo lacebant coeno, recollectarum, et in volumina ordine cronologico, cum ( setionibus ) quoque materiarum distinctione Indicibus locupletata, redactarum. Omissis tamen aliis voluminibus. Indices non requirentibus, ut sunt Congregationes Capitulares, seu vota. processus, Libri procurationis ect...".

Nel medesimo anno ( 1714 ), i volumi furono collocati in un armadio a muro predisposto dallo stesso cardinale Orsini, dotato di tre chiavi, affidate a tre responsabili archivisti. Da quell'anno fu istituito anche un apposito registro di prestito, con la clausola che chiunque non osservasse le norme relative alla registrazione sarebbe stato punito con scomunica.

In seguito, con la vita dell'Istituzione, si aggiunsero altri volumi e documenti, che proseguirono la numerazione preesistente.Nel 1727-28, monsignor Vincenzo Ferrero ( 1725 - 1730 ) fece continuare l'ordinamento degli atti che nel frattempo si erano moltiplicati. Ogni ordinamento fu affidato a registri d'inventario e comportò i regesti dei documenti che seguivano un ordine alfabetico per argomento e cronologia. Infatti, il predecessore di Ferrero, mons. Lucino ( 1718 - 1728 ), avendo riscontrato irregolarità amministrative con usurpazioni di beni ed ogni sorta di abuso, ebbe a dire che " moltissime chiese e cappelle hanno bisogno di regolari inventari, vulgo dette platee, affidate alla regia autorità e convalidate; e ben presto inizierò dalla mia mensa e da quella del Capitolo e perciò già con operosità si raccolgono le scritture".

Fu proprio quella raccolta di atti e redazione di altri che permise un riscontro ed un incremento degli archivi. Forse, dopo l'ordinamento del 1727-28, l'Archivio capitolare rimase in stato di abbandono e mancò il controllo, come si desume da due elementi : il registro di prestito, dove le annotazioni si fermano al 1876 e l'avvenuto riordinamento dopo tale data, a più riprese con il conseguente mutamento del numero di catena per alcuni volumi, l'aggiunta e la sottrazione di vari altri ed il succedersi della numerazione più volte cambiata dagli ordinatori.

Nel 1897 l'Archivio risultò bisognoso di riordino perchè l'archivista Michele Varvara, canonico, sostenne: " trovasi da gran tempo nel...più bisognoso di essere riordinato....per cui è necessaria l'opera intelligente e faticosa di tre giovani commessi per faticarvi...". Per questo monsignor Vincenzo Salvatore ( 1872 - 1899 ) designò tre giovani sacerdoti, professori del Seminario. Quell'ordinamento probabilmente fu fatto, ma non ne abbiamo rinvenuta traccia di inventario e riscontro.

Nel mese di marzo 1960 W. Hagemann giunse a Gravina per rinvenire possibilmente documenti imperiali ed estese, naturalmente la ricerca anche all'Archivio Capitolare, del cui materiale così parlò : " Le pergamene sono buone, suddivise per argomenti ragruppate in singoli volumi; ciascun volume ha un indice particolare. E' anche annesso un indice generale da cui si constata che sono comprese e registrate importanti parti riservate per le Visite Pastorali, in tutto 14 volumi. ".

Più tardi all'Archivio furono aggiunti altri volumi, sicchè ora nell'Archivio è stato raggiunto un numero di oltre 60 volumi e fascicoli di atti. Tutti i volumi dell'archivio possono, ora essere esaminati sistematicamente. Essi, tuttavia, contengono tutti gli atti amministrativi del Capitolo Cattedrale dal XVIII al XIX secolo, senza la copia di documenti più antichi.

Nell'anno accademico 1971-72, il laureando Raguso Fedele, per eseguire un piano di ricerca di documenti normanno-svevi, promossa dal prof. V. De Donato, si recò a frugare nell'Archivio Capitolare per rinvenirvi documenti di tale periodo. Fu allora che iniziò un primo lavoro di ordinamento, che era in stato di completo abbandono: tutti i volumi e documenti giacevano confusi, coperti da polvere, in preda all'umidità e ai tarli. Infatti, il Raguso nell'intento di operare per la conservazione e consultazione, si preoccupò di verificare l'esistenza dei primi 14 volumi, compresi nell'indice del 1714. Verificò che mancavano i volumi 7,8,9,12,13. Grazie all'indicazione del cancelliere vescovile e custode dell'Archivio all'epoca, don Giacomo Lorusso, allargò la ricerca in tutti gli ambienti, per cui in grandi scrivanie, conservate nella cappella di San Liborio, rinvenne alcuni dei volumi mancanti, molti documenti sparsi in fogli e fascicoli, molti bastardelli di procura dei secoli XV-XIX, compresi alcuni del secolo XX. Non fu possibile rinvenire i volumi 12° e 13°.

In quella circostanza fu dato un ordine ai volumi ed a tutti i documenti esistenti nell'Archivio, ponendo sui dorsi dei primi targhette con la collocazione e relativo numero di catena, mentre i secondi, allora sparsi, furono raccolti in apposite cartelle. Volumi e cartelle furono collocati nell'antico armadio a muro sito al lato destro dell'altare di San Michele nella sacrestia della Cattedrale. Dopo l'ordinamentofu compilata una schedatura analitica con indice inventario e regesti, oggetto di pubblicazione nell' Archivio Storico Pugliese a. XXVIII.. n 26.

Dal 1976 il Raguso e la dott.ssa Marisa D'agostino riuscirono a raccogliere tutti i documenti dispersi negli ambienti ecclesiastici e molti detenuti da privati, e ricostituirono nel loro insieme tutti i fondi archivistici ecclesiastici, che sia pure alla meglio, furono sistemati nei vecchi armadi di legno del 1714 ed in altri di fortuna. Anche l'Archivio Capitolare si arricchì di altri documenti, che mancavano quando fu ordinato dal Raguso.

Nel 1987 i finanziamenti regionali, previsti per lavori di Archivio, permisero il restauro del locale, oggi adibitto ad Archivio Unico Diocesano, l'acquisto di armadi metallici e la schedatura analitica delle pergamene, che erano state nel frattempo disinfestate e stirate dai Monaci Benedettini di Noci.

La dott.ssa E. Damato Dibenedetto, responsabile del settore archivi dell'Assessorato regionale alla cultura, pubblicò nel 1984 un indice sommario di tutti i fondi che costituiscono l'Archivio Diocesano di Gravina.A questo lavoro seguì una scheda critico-analitica della dott.ssa Marisa D'Agostino, quando presentò fonti della storia di Gravina, conservate negli archivi laici ed ecclesiastici. Molti laureandi hanno consultato i documenti dell'Archivio capitolare, e non pochi studiosi hanno trovato notizie importanti ed inedite.

Il fondo cartaceo dell'Archivio Capitolare costituisce un ampio, ricco e significativo patrimonio documentario che, insieme a quello pergamenaceo, permette di segnare una pagina completa della istituzione ecclesiastica più prestigiosa ed autorevole. Questo fondo si compone di 90 volumi, 27 cartelle e 30 buste di miscellanee. I volumi, tutti rivestiti con copertina pergamenacea, avevano una vecchia collocazione o più collocazioni, che testimoniano le varie operazioni di ordinamento e riordino. Essi unitamente alla cartelle contengono atti testamentari, transazioni, obbligazioni, decreti, legati pii, mandati, attestazioni di reliquie sacre, istrumenti vari, diritti di terratico e canoni, lettere, crediti istrumentari contro l'Università di Gravina, Stato di Tappia o platea, eredità dei vescovi Cennini e Lucino,il processo per la masseria "Tamborroni" in agro di Ostuni, atti amministrativi, voti capitolari, atti relativi alla biblioteca Finy.

Testo tratto da M. D'Agostino - F. Raguso, Archivio Diocesano Gravina, pro manoscritto

 

Responsabile Lorusso sac. Giacomo : Tel. 080 8413518 e-mail : bibliotecafinia@libero.it ; prenotare con anticipo e portare documento di riconoscimento.

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