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FRANGIPANE DELLA TOLFA GIOVANNA (Suor Maria Battista dello Spirito Santo) 1625 -1700 |
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Vide la luce in Toritto il 18 agosto 1625, ultima discendente della famiglia della Tolfa. Il padre Carlo era duca di Grumo, coniugato con donna Fulvia del Tufo. Fu battezzata lo stesso giorno e gli furono imposti i nomi di Antonia, Margherita, Francesca, Giovanna. A sei anni, nel 1633, come si usava in quel tempo, fu affidata alle premure delle Clarisse nel monastero di Santa Chiara in Napoli. Qui ricevette educazione morale e religiosa e affrontò gli studi. Ritornò da Napoli a diciotto anni. Per lei la famiglia aveva deciso il matrimonio di alto rango e ciò avvenne con la famiglia Orsini nella persona di Ferdinando, duca di Gravina, principe di Solofra e Galluccio. Avendo la residenza in Napoli, la nuova famiglia si trasferì in Gravina prima della nascita di Pierfrancesco che naque il 2 febbraio 1650. Nel 1652 nacque il secondo figlio Domenico, dopo il quale nacquero quattro femmine: Fulvia, Aurelia, Scolastica Maria e Dorotea. Nel 1658 venne a mancare il marito e donna Giovanna si trovò da sola a governare la corte in Gravina. Aquistò masserie e ricomprò il feudo di Vallata. Di carattere molto forte, decisa, ma nello stesso tempo mite di cuore e benefica, curò con perizia gli interessi della famiglia e fu caritatevole e molto generosa con il popolo di Gravina. Non le bastava lavarsi la coscienza con elemosine. Fu,infatti, una benefattrice dando impulso sociale con la costituzione di cooperative per la gestione di una fabbrica di ceramiche, sita nel rione Fornaci. Per il prosieguo della discendenza cominciò a proporre al figlio Pierfrancesco buone occasioni di matrimonio, ma rimase delusa quando questi gli prospettò il desiderio di entrare nell'Ordine religioso dei Predicatori; fu allora che si ricordò della predizione di un frate domenicano che venne a farle visita quando aspettava il bambino. Il frate, vedendola intenta a ricamare un paramento liturgico, disse chiaramente che lo stesso sarebbe stato indossato dal figlio che aveva nel ventre, poichè egli avrebbe scelto la via del sacerdozio. Quel figlio entrò nell'Ordine Domenicano fino a divenire il successore di San Pietro col nome di Benedetto XIII. Donna Giovanna fece in modo che si completassero i lavori della chiesa del Purgatorio voluta con il marito dal 1649. A lavori ultimati volle che in essa riposassero le spoglie mortali del congiunto e il desiderio di essere anch'ella sepolta col marito. Rimasta sola si dedicò con tutte le sue forze ad azioni caritatevoli e alla preghiera, maturando giorno dopo giorno il desiderio di dedicarsi totalmente al Signore; infatti la mattina del 21 novembre 1676 si confessò e partecipò alla Messa nella chiesa di San Tommaso, poi si recò in Cattedrale e restò per lungo tempo in preghiera davanti all'immagine del Crocifisso. Dopo una lunga riflessione, bussò alla porta del Conservatorio di Santa Maria del Piede a pochi passi dalla Cattedrale; contava 52 anni e scelse di cambiare vita e con essa il nome del passato: Suor Maria Battista dello Spirito Santo. Nella storia del Conservatorio si infittirono non poche traversie che ben presto attirarono l'attenzione e le premure della duchessa che non si limitò solamente a sole, pur se generose, elargizioni. Una volta varcatene la soglia mobilitò tutte le sue possibilità per ampliare la fabbrica e renderla idonea alla vita claustrale. Il suo desideriò divenne realtà e il 1677 il figlio Pierfrancesco, allora Arcivescovo di Mafredonia, procedette alla consacrazione della nuova chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, oggi conosciuta come Santa Maria delle domenicane. Il 2 luglio del 1681 la duchessa indossò l'abito di San Domenico. Per la sua bontà le sue consorelle la vollero Badessa. Nel monastero visse in povertà e in nessun modo fece trasparire la sua condizione, mettendo da parte la vanità mondana che il suo rango di nobile le consentiva. Già dal giorno della vestizione, rinunciò a tutti i titoli ammonendo bonariamente il vescovo di Gravina Cennini che in una lettera l'appellò "eccellenza". La stessa cosa si chiedeva alle consorelle che usavano chiamarla con quell'appellativo. Utilizzava la sua dote per la carità, dando la possibilità ai molti indigenti della città di usufruire della sua munificenza. Agli inizi del '700 cominciò la sua decadenza fisica. Il 23 gennaio 1700 ricevette la visista del figlio Cardinale; poi si riprese. Il 15 febbraio ebbe una paralisi e si aggravò tanto da ricevere l'estrema unzione; intanto chiedeva con insistenza la presenza del figlio che arrivò il 21 febbraio. Il giorno succesivo, alle 7,15 sopraggiunse una soffocazione e la Madre Superiora spirò. Il 27 febbraio 1700 si svolse il pietoso rito delle esequie nella chiesa di Santa Maria, dove il figlio cardinale impartì l'assoluzione alla salma. Inizialmente fu tumulata nella chiesa del monastero, secondo il suo desiderio di continuare a vivere con le consorelle. Non sappiamo con certezza perchè la lapide, contenente l'epigrafe con i dati del suo decesso, sia stata rimossa e finita, in un primo momento nel palazzo Orsini, succesivamente tra i cimeli nella Fondazione Santomasi.
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